La parola cinese che viene usata per indicare l'arte della calligrafia è "shufa", composta da "shu" che significa libro, lettera, documento e per estensione scrittura, e "fa" che significa legge o regola. Si può dedurre che il concetto che racchiude sia "le regole della scrittura", in una parola, la sintassi.
In realtà questo modo di scrivere con inchiostro e pennello possiede il rango di una vera e propria arte poiché trascende le sole regole sintattiche, ma si costituisce principalmente dell'estetica sia del carattere che della composizione.
I primi caratteri che fungono da embrione per lo sviluppo della scrittura in Cina, risalgono a circa 5.000-7.000 anni fa. Purtroppo, segue un periodo di circa 2000 o 3000 anni di cui non si hanno notizie, a causa dell'assenza di ritrovamenti. I morfogrammi riappaiono durante la dinastia Shang (1600-1048 aC) in iscrizioni su gusci di tartaruga e su ossa di bovini utilizzati per scopi divinatori.
Al contrario delle precedenti iscrizioni, che sono al confine fra il disegno puro e semplice, e la scrittura, queste ultime sono una forma ben organizzata e ordinatamente regolata di linguaggio scritto.
Ogni letterato nell'arco della storia cinese doveva possedere gli strumenti per scrivere, per potersi preparare ad affrontare gli esami di stato che per 1.300 anni (fino alla loro abolizione nel 1908) hanno rappresentato l'unica possibilità di accedere alle cariche pubbliche di qualsiasi livello e costruirsi una posizione di potere e successo personale.
Questi strumenti, quindi, sono stati considerati (e in parte lo sono tuttora) come veri e propri tesori indispensabili per l'arricchimento sia morale che materiale.