La parola ceramica viene dal greco "keramos" e indica l'argilla del vasaio, un termine che oggi comprende tutti i fabbricati con argilla e induriti tramite cottura.
Per quanto i confini non siano assoluti, il vasellame può essere distinto in tre categorie: la terracotta, il gres, e la porcellana. La terracotta cuoce da una temperatura minima di 700° C sino ad un massimo di 1200° C circa. È porosa e per renderla compatta occorre invetriarla, ricoprendo l'intera superficie di uno smalto lucido.
Il grés che cuoce tra i 1200° C e i 1350° C è un materiale duro e non poroso: quindi, richiede l'invetriatura per ragioni igieniche o estetiche. Risale all'età del bronzo, e si sviluppa in una regione lungo il basso corso del fiume Azzurro.
La porcellana, estremamente dura e non porosa, cuoce a temperature di 1250°-1400° C e oltre. Le qualità di durezza, bianchezza e lucentezza l'hanno resa estremamente pregiata e apprezzata.
Sebbene la ceramica non sia una tecnologia esclusivamente cinese, in Cina ha conosciuto uno sviluppo continuo, che si manifesta sin dal Neolitico.
I numerosi progressi tecnici hanno permesso di ottenere ceramiche resistenti, impermeabili e di un verde evocativo della giada, materiale considerato dai cinesi il più prezioso in assoluto.
Inizialmente, gli oggetti di terracotta ricoperti di vetrina verde erano destinati a scopi funerari e riproducevano forme ispirate ai vasi di bronzo, figure umane di attendenti, soldati, musicisti e danzatrici per accompagnare il defunto dell'aldilà.
Le colorazioni verdi delle invetriature erano ottenute tramite l'aggiunta di ossidi metallici, come ferro, rame e cobalto, che durante la cottura in atmosfera ossidante davano vita a vetrine monocrome di verde, blu o marrone. Di queste, l'invetriatura verde fu la più comune durante il periodio Han.