Chi siamo
Un'intuizione originaria: museo per la cultura
Benvenuto al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico

Nell'androne delle scale che portano alla reception, appaiono quattro grandi quadri di ispirazione religiosa e provenienza cinese. L'ingresso è costituito da un lungo tazebao a vetro con 26 formelle, luogo privilegiato per le mostre temporanee.

I Kayapò sono un piccolo gruppo indio dell'Amazzonia che rappresentano le tante minoranze depositarie di un immenso bagaglio di valori. Gli oggetti, coloriti e spettacolari, trasmettono il loro universo e la propria identità: la pittura corporale, i miti delle origini, la coscienza di possedere una dignità originale, il loro ideale di vita di popolo forte e bello.

Ecco un piccolo assaggio dei materiali africani presenti in museo, che provengono da aree (Congo, Sierra Leone, Camerun, Ciad) in cui i saveriani lavorano da decenni.

La discesa della rampa è accompagnata dalle immagini di una proiezione che propone immagini della Cina antica e di quella nuova, le arti, i paesaggi e la gente del passato e del presente di questa grande nazione. Pannelli esplicativi e curatissimi touchscreen e monitor esaltano la funzione didattica e informativa tipica di ogni museo.

Lo spazio più vasto ospita il materiale "primogenito" del museo, dove spiccano l'ampio anfiteatro delle vetrine di terrecotte e porcellane cinesi, l'enorme taiji circolare con i simboli dello yin e dello yang, il grandioso paravento cinese, l'angolo dello studiolo del letterato cinese, le vetrine dedicate alla statuaria, il grande Buddha, i dipinti e la collezione di monete cinesi.

Una Storia Secolare
Il Museo d'Arte Cinese ed Etnografico dei Missionari Saveriani di Parma ebbe inizio nel 1901, voluto espressamente dal fondatore Guido M. Conforti. A conclusione della grandiosa Esposizione Universale di Torino, organizzata nel 1898, il senatore Fedele Lampertico fece dono di alcuni pregevoli pezzi a mons. Guido M. Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei Saveriani.
Il museo rappresenta un contenitore artistico e documentario di eccezionale importanza, frutto di un percorso lungo e tortuoso. Per alcuni decenni i Saveriani operarono esclusivamente sul territorio cinese e fu proprio ai missionari presenti in Cina che il Conforti si rivolse, chiedendo loro di inviare periodicamente a Parma oggetti significativi di arte e vita locali. L'ultimo ingresso diretto dalla Cina tramite i missionari fu nel 1947; con la presa del potere da parte del comunismo pose fine alla missione saveriana in Cina.
Dagli anni 60, materiale di natura etnografica che perveniva da altri paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina, fece in modo che il museo si arricchisse di aspetti culturali, testimonianza della vita di tre continenti.

Le Nostre Proposte
Con l’inaugurazione del 1° Dicembre 2012, il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico ha subito una radicale e ambiziosa ristrutturazione, un investimento nel campo della cultura che ha come target privilegiato visitatori e scuole di ogni genere e grado.
Il museo non è monotematico e non vive per dare una testimonianza di reliquie del passato; piuttosto vuole sottolineare la vitalità, anche contemporanea, delle culture che vi sono rappresentate: i saveriani sono vivi e più universali che in passato, la Cina è vigorosa e gentile, i Kayapò sono ancora "forti e belli" e l'Africa è ancora lussureggiante e fascinosa.
Il museo propone un viaggio nell'armonia dell'arte, e la figura del cerchio riflette le culture presenti nel museo. Sottolineamo la ricerca dell'armonia, il cerchio, che nel segno del bello, attraversa tutte le culture.
Esaltando e migliorando la fruibilità dei materiali di valore artistico, specie quelli cinesi, il museo ha indossato un abito "non accademico", che celebra l'incontro delle culture. Tutto il percorso espositivo si presenta come un allestimento che scorre placido come un fiume.
Personalità
del Museo
La creazione di un museo evidenzia la volontà di aprirsi alla conoscenza delle culture dei popoli che verranno avvicinati.

Guido M. Conforti
1898 - Nel primo Regolamento per i suoi allievi, futuri missionari, scrive che essi "giungendo e soggiornando in territorio di missione inviassero alla Casa Madre di Parma elementi culturali, d'etnologia e d'arte". Si tratta di un primo accenno al museo, che insieme alla fondazione dei Saveriani e la loro missione in Cina, forma l'Audace Progetto sognato da Guido M. Conforti.

Sen. Fedele Lampertico
1900 - L'idea del museo cominciò a concretizzarsi in seguito alla donazione di due casse di oggetti cinesi, fatta al Conforti dal conte sen. Fedele Lampertico, che provenivano dall'Esposizione universale di Torino (1898). Questo Vaso in ceramica bianco blu, secondo la tradizione dei Saveriani, fece "innamorare" il Conforti al mondo della Cina. Egli riservò alcuni oggetti per adornare la futura casa, primizia del suo vagheggiato museo.

Odoardo Manini
1902 - Rientra dalla Cina Odoardo Manini, per la sopravvenuta morte del suo compagno p. Caio Rastelli. Erano i primi due allievi di mons. Conforti, partiti per la Cina appena due anni prima. Portò vari oggetti che diede inizio a una esposizione permanente in una sala del primo piano della Casa Madre.

Rivista "Fede e Civiltà"
1903 - Viene fondato il periodico ufficiale dei Saveriani, con il titolo "Fede e Civiltà" (1903) che coniuga entrambe le facce - religiosa e culturale - del progetto di Conforti. I contenuti facevano conoscere la Cina profonda e quotidiana, i suoi usi e costumi, la società, la sua filosofia e religiosità. In una parola, svelava lo stupore provocato dall'incontro dei missionari con quella civiltà, sconosciuta ai più.

P. Giovanni Bonardi
1911-1936 - Nel marzo 1911, rientrò in Italia il p. Giovanni Bonardi. Con lui, il museo si arricchì di tanto materiale: bronzi, porcellane, dipinti, monete. Con il nuovo materiale si ampliò lo spazio dedicato all'esposizione e questa sistemazione data dal fondatore e da p. Bonardi durò fino al 1936 e rimase sotto la competente responsabilità dello stesso p. Bonardi.

P. Giuseppe Toscano
1959-1965 - Dopo gli eventi della guerra e grandiosi lavori di ampliamento della Casa Madre, il museo ricevette un decisivo e qualificato impulso sotto la direzione del p. Giuseppe Toscano, soprattutto dal 1963 al 1965. I pezzi di importanza storico-artistica furono raccolti in una grande sala che costituì il Museo d'Arte Cinese. In questi anni, entrarono a impreziosire il museo oltre cento pezzi, senza dei quali non era ancora dignitoso tentare un catalogo. L'impresa riuscì di fatto al p. Toscano, che diede alle stampe la prima edizione del suo ponderoso catalogo "Museo d'Arte Cinese di Parma" (1965).

P. Emilio Iurman
2001-2013 - Nel 2001 diviene direttore del museo P. Emilio Iurman. Causa nuovi interventi per l'abitabilità della Casa Madre, i locali del museo vengono concentrati nel grande salone del seminterrato. Viene avviato e portato a termine un lavoro di inventariazione digitale e catalogazione di tutti gli oggetti del museo, compresa la ricca collezione numismatica. Nell'ottobre 2010 iniziano i lavori di una vasta operazione di ristrutturazione, che termina con l'inaugurazione del nuovo museo il 1° dic. 2012.