L'arte africana tradizionale è profondamente legata alla dimensione religiosa; essa funge da supporto e da mezzo per le credenze e i riti che riguardano aspetti fondamentali della vita dei suo creatori. Gli oggetti che ne fanno parte sono strumenti o luoghi di transizione, attraverso i quali gli esseri umani si collegano alla trascendenza e da essa ritornano verso il mondo umano.
Per accedere al sacro e comunicare con gli esseri soprannaturali o per restare legati ai loro antenati, vi sono numerose e varie pratiche rituali, che segnano i momenti importanti della vita, a volte come occasione d'incontro e a volte come luogo per ravvivare il contatto con le proprie sorgenti.
Il corpo è sacro e questa idea è alla base di un gran numero di cerimonie nelle religioni tradizionali. Il corpo carnale è considerato come specchio di un corpo invisibile, come sorgente-origine di ingredienti necessari alla preparazione di ornamenti o al compimento di un rito. Questa concezione del corpo si trasferisce sugli oggetti simbolici. Sebbene i morti e gli spiriti siano in permanenza tra i vivi, le maschere facciali sono dei mezzi privilegiati con i quali, nel tempo del rito, gli spiriti e gli antenati rendono visita, su commando, ai viventi.
In quanto parte principale del corpo, la testa è considerata luogo di comunicazaione dell'uomo interiore con il mondo esteriore per mezzo dei sensi dell'udito, della vista, e della parola. La forza sacra del corpo ha il suo culmine sulla sommità del cranio, dono della chiaroveggenza.
Per molti popoli, nel cranio si trova la sede dell'essere spirituale che sopravvive all'esistenza umana. Per questo motivo, tra la gente che rispetta le tradizioni, non si tocca la testa di qualcuno senza il suo permesso, perché i maghi e i manipolatori delle forze devastatrici s'impossessano dell'anima di un individuo passanto la mano sulla sommità della sua testa. Questa mentalità permette gli adepti d'alto grado di utilizzare dei copricapi per proteggere la testa.